Bitcoin: la criptovaluta passa a SegWit

C’è aria di novità nel mondo dei Bitcoin.

In questi giorni è stato avviato un cambio epocale nel modello di gestione delle transazioni che prevede l’adozione del protocollo SegWit (Segregated Witness) con lo scopo di migliorare la qualità e la velocità delle transazioni.

Il nuovo protocollo, già adottato da altre criptomonete come i Litecoin, permette di velocizzare le transazioni sostanzialmente attraverso l’invio separato dei dati che certificano la transazione ed eliminando in particolare i due principali problemi che fino ad oggi hanno ridotto lo sviluppo e la diffusione della criptomoneta.

Il primo problema è la limitata capacità dei Bitcoin; fino ad oggi era possibile produrre un numero limitato di Bitcoin che al massimo potevano occupare fino ad 1MB. Si pensi a quanto questo possa essere limitante mentre sempre più merchant online o fisici accettano Bitcoin e si stanno diffondendo soprattutto negli USA gli apparecchi ATM per lo scambio della cripromoneta.

Il secondo è che la mancanza di spazio non permetteva di creare contratti e scambiarli tramite la blockchain, come previsto per esempio dalla criptomoneta Ethereum, che in un anno, proprio in virtù di questa sua caratteristica è cresciuta di valore per più di 3.800% passando da un controvalore di 9$ (ago-2016) alla quotazione attuale di 355,99$ (oggi). Ad Ethereum, ed alla sua capacità di trasferire la proprietà di bond finanziari e contratti smart si è interessata JPM Chase, la più grande banca americana.

Separare la firma digitale dal Bitcoin e aggiungerla al protocollo SegWit (o BIP91)  nella blockchain dei bitcoin permette di liberare spazio nei blocchi ed ovviare a questi problemi aggiungendo scalabilità alla criptomoneta. Il Bitcoin vero e proprio potrà ora occupare 2MB di spazio invece che 1MB.

Il tutto non senza qualche perplessità espressa dai geek della criptovaluta che paventano una possibile maggiore facilità di contraffazione dei blocchi ora non firmati.

Ad oggi la maggior parte dei miners e dei servizi di exchange (l’85% circa) hanno deciso di adottare il nuovo protocollo. Con il tempo, i nodi che non lo adotteranno saranno via via esclusi dal network Bitcoin.

Sebbene possa sembrare un cambiamento meramente tecnologico, l’adozione del SegWit potrebbe avere un impatto di lunga durata anche sulla quotazione del Bitcoin proprio in virtù della accresciuta facilità di mining e della migliore scalabilità ed usabilità della moneta. D’altro canto, il maggior numero di Bitcoin minabili, potrebbe nel lungo periodo ridurre o per lo meno stabilizzare la quotazione ad oggi in crescita esponenziale (oggi il controvalore di un BTC è pari a 4.374,39$)

Ufficiale: Apple Pay sbarca in Italia

E’ finalmente ufficiale: Apple Pay arriverà presto in Italia.

Finalmente il gruppo di Cupertino ha deciso di estendere anche in Italia il servizio che permette di effettuare pagamenti contactless con addebito su carta di credito.

Quello che non sapremo mai è se il colosso statunitense abbia rivisto il ruolo del nostro paese considerandolo finalmente un mercato-chiave anche per gli strumenti di pagamento elettronici a dispetto dello scarso uso che ne facciamo (in Europa siamo avanti solo a Romania e Grecia) o  se invece la mossa di Cook e sia stata influenzata dal fatto che il suo CFO è il nostro connazionale Luca Maestri.

In ogni caso il sistema partirà a brevissimo, e sarà attivo su carte di credito Mastercard e Visa, sulle prepagate Flexia emesse da Unicredit, e su quelle di Carrefour Banca e Boon, ma non è difficile ipotizzare che molti altri player seguiranno presto.
In particolare la novità è Boon, un servizio simile a quello offerto dal più conosciuto Paypal che attualmente non è ancora attivo in Italia.

Apple Pay funziona in tutti i luoghi che accettano pagamenti contactless tramite iPhone e Apple Watch ma anche per i pagamenti via web se effettuati con un Mac abilitato. Apple pone l’accento sulla sicurezza delle transazioni e sulla privacy dello strumento. Apple Pay, infatti, usa un numero specifico del dispositivo e un codice di transazione univoco, quindi i dati della carta utilizzata e delle transazioni non vengono mai memorizzati sul dispositivo o sui server Apple, né condivisi con i commercianti durante l’operazione.

Con il debutto del servizio, Apple si propone di fidelizzare i possessori abituali e di spingere altri a passare ai dispositivi della Mela abbandonando le piattaforme mobili concorrenti basate su Android. Inoltre, pone un freno allo sviluppo delle piattaforme di pagamento concorrenti, in particolare quella di Tencent già molto diffusa in Cina tramite la piattaforma Tenpay/WeChat Pay.

Apple Pay, presto in arrivo in Germania e in Italia

Apple ha appena localizzato in italiano e tedesco la pagina delle Informazioni su Apple Pay, che significa che finalmente per il nostro paese potrebbero esserci novità importanti su questo fronte.

Al momento non sembra essere stata aggiornata la pagina con gli istituti di credito aderenti, ma è plausibile che, come già in Francia e Spagna vengano attivate Edenred (carte Ticket Restaurant), Banca Carrefour e American Express. Probabilmente anche VISA sarà della partita magari tramite uno o più degli istituti di credito italiani visto che il parco POS installato è già pronto tecnologicamente per i pagamenti contactless.

Speriamo che l’introduzione di questo strumento ci aiuti a risalire la classifica dei paesi europei con il maggior utilizzo delle carte di pagamento dove siamo attualmente avanti solo a Romania, Bulgaria e Grecia.

Intesa Sanpaolo acquista ITB, la banca dei tabaccai

Banca ITB, la banca dei tabaccai che gestisce il business dei servizi di pagamento online per le tabaccherie italiane, è passata interamente sotto il controllo di Intesa Sanpaolo, che già deteneva il 10% del capitale, per un corrispettivo di 153 milioni di euro. Che Intesa Sanpaolo stesse trattando per l’acquisizione era noto dallo scorso settembre.

Banca ITB, ricorda in una nota l’istituto di credito, e’ stata fondata nel 2008, e’ la prima banca online in Italia nel settore dei sistemi di pagamento ed e’ dedicata esclusivamente al canale delle tabaccherie che costituiscono anche la base di clientela continuativa della banca, pari a circa 20.000 punti operativi (con una quota di mercato pari a circa il 40% del totale dei tabaccai in Italia). Nel 2015 ha generato ricavi per circa 38 milioni di euro e un utile netto di circa 8,5 milioni, registrando un totale attivo di circa 228 milioni e un patrimonio netto di circa 33 milioni, con un coefficiente patrimoniale Core Tier 1 pari al 25,8% e un Return On Equity al 30%.

I suoi prodotti e servizi sono rivolti essenzialmente a due categorie di clienti: tabaccai, ai quali offre i tradizionali servizi bancari, e i cittadini, per i quali gestisce, per il tramite della collaborazione degli stessi tabaccai ed attraverso una piattaforma informatica proprietaria, servizi di pagamento e di incasso.

L’integrazione di Banca ITB, con la sua collocazione nella Divisione Banca dei Territori, risponde agli obiettivi strategici indicati nel Piano di Impresa 2014-2017 del Gruppo Intesa Sanpaolo. Nell’operazione Intesa Sanpaolo e’ stata assistita da PwC Legal in qualita’ di consulente legale.

Le principali aree di sinergie derivanti dall’integrazione di Banca ITB sono riconducibili al cross selling di prodotti su clientela già di Intesa Sanpaolo servita nelle tabaccherie e dall’acquisizione di nuovi clienti,  con un focus su quelli che normalmente sarebbero difficilmente bancarizzabili (giovani ed extracomunitari) che si rivolgono al canale delle tabaccherie con un bacino potenziale di circa 25 milioni di clienti.

E’ previsto lo sviluppo di nuovi prodotti e servizi dedicati al canale tabaccherie sul modello delle “smart box” – il progetto è quello di insediare all’interno dei punti vendita spazi espositivi con alcuni prodotti bancari “light”: carte di pagamento, piccoli prestiti personali, conti, polizze auto e capofamiglia, versioni semplificate e pronte per l’uso dei prodotti del gruppo offerti in filiale.

Scarica qui il comunicato stampa.