Amazon presto adotterà Bitcoin come mezzo di pagamento

Dal settimanale tedesco Die Welt arrivano nuove indiscrezioni relative alla possibilità che Amazon adotti presto il Bitcoin come mezzo di pagamento sulla sua piattaforma di e-commerce.

Die Welt riporta fonti vicine alle aziende fintech californiane, in particolare alcune dichiarazioni presenti in un report prodotto da James Altucher, tycoon, manager di hedge funds e fondatore di alcune startup nel settore della finanza online che darebbero per imminente l’annuncio da parte di Amazon.

Se le notizie fossero confermate Amazon si posizionerebbe come leader nell’innovazione e prima global company ad accettare Bitcoin su larga scala. Già oggi è possibile pagare con Bitcoin gli acquisti di Amazon per mezzo di servizi terzi. E’ quindi probabile che Amazon voglia attivare direttamente il servizio.

Intanto, oggi la quotazione del Bitcoin ha raggiunto e superato il supporto dei 7.500 USD e viaggia con velocità impressionante verso il prossimo traguardo dei 10.000 USD. L’adozione da parte di Amazon non potrà che spingere la diffusione della criptomoneta verso nuovi livelli.

Bitcoin: la criptovaluta passa a SegWit

C’è aria di novità nel mondo dei Bitcoin.

In questi giorni è stato avviato un cambio epocale nel modello di gestione delle transazioni che prevede l’adozione del protocollo SegWit (Segregated Witness) con lo scopo di migliorare la qualità e la velocità delle transazioni.

Il nuovo protocollo, già adottato da altre criptomonete come i Litecoin, permette di velocizzare le transazioni sostanzialmente attraverso l’invio separato dei dati che certificano la transazione ed eliminando in particolare i due principali problemi che fino ad oggi hanno ridotto lo sviluppo e la diffusione della criptomoneta.

Il primo problema è la limitata capacità dei Bitcoin; fino ad oggi era possibile produrre un numero limitato di Bitcoin che al massimo potevano occupare fino ad 1MB. Si pensi a quanto questo possa essere limitante mentre sempre più merchant online o fisici accettano Bitcoin e si stanno diffondendo soprattutto negli USA gli apparecchi ATM per lo scambio della cripromoneta.

Il secondo è che la mancanza di spazio non permetteva di creare contratti e scambiarli tramite la blockchain, come previsto per esempio dalla criptomoneta Ethereum, che in un anno, proprio in virtù di questa sua caratteristica è cresciuta di valore per più di 3.800% passando da un controvalore di 9$ (ago-2016) alla quotazione attuale di 355,99$ (oggi). Ad Ethereum, ed alla sua capacità di trasferire la proprietà di bond finanziari e contratti smart si è interessata JPM Chase, la più grande banca americana.

Separare la firma digitale dal Bitcoin e aggiungerla al protocollo SegWit (o BIP91)  nella blockchain dei bitcoin permette di liberare spazio nei blocchi ed ovviare a questi problemi aggiungendo scalabilità alla criptomoneta. Il Bitcoin vero e proprio potrà ora occupare 2MB di spazio invece che 1MB.

Il tutto non senza qualche perplessità espressa dai geek della criptovaluta che paventano una possibile maggiore facilità di contraffazione dei blocchi ora non firmati.

Ad oggi la maggior parte dei miners e dei servizi di exchange (l’85% circa) hanno deciso di adottare il nuovo protocollo. Con il tempo, i nodi che non lo adotteranno saranno via via esclusi dal network Bitcoin.

Sebbene possa sembrare un cambiamento meramente tecnologico, l’adozione del SegWit potrebbe avere un impatto di lunga durata anche sulla quotazione del Bitcoin proprio in virtù della accresciuta facilità di mining e della migliore scalabilità ed usabilità della moneta. D’altro canto, il maggior numero di Bitcoin minabili, potrebbe nel lungo periodo ridurre o per lo meno stabilizzare la quotazione ad oggi in crescita esponenziale (oggi il controvalore di un BTC è pari a 4.374,39$)

Che cos’è una blockchain

L’ultima settimana di gennaio si appena conclusa la London Blockchain Week 2017 e già è stata presentata l’edizione 2018 e mentre nel resto del mondo si inizia a pensare alla blockchain come ad una tecnologia abilitante per usi alternativi ai bitcoin, in Italia in molti casi la comprensione del fenomeno è poca o nulla.

Ormai non si fa che un gran parlare di quest’innovativa tecnologia: tutti i manager delle principali banche italiane sono in qualche modo coinvolti e stanno muovendo le loro strutture se non per abbracciare la tecnologia dei bitcoin e della blockchain, per lo meno per non lasciarsi trovare impreparati di fronte ad una possibile accelerazione del mercato.

Anche Poste Italiane è fortemente interessata alla questione; l’AD Francesco Caio ha dichiarato “Guardiamo con interesse alla blockchain e sappiamo quanto importante sia l’innovazione nel settore finanziario” e fattivamente sta destinando ogni anno più di 300 milioni di euro a progetti innovativi.

Ma cerchiamo di chiarire cos’è e come funziona una blockchain.

Nelle transazioni d’affari, soprattutto se superano le  normali soglie di attenzione, abbiamo sempre il timore di poter essere truffati o che qualcuno possa alterare la realtà o cospirare con altri per raggirarci.

Non è sbagliato pensare che questo sia ancora più probabile nel mondo digitale in cui la manipolazione della realtà può essere raggiunta più facilmente cambiando solo alcuni bit o numeri.

Esiste un modo per fermare o limitare il verificarsi di tali manipolazioni? L’intervento di una terza parte attendibile può essere utile per tenere traccia degli eventi reali e monitorare l’attività per individuare e reprimere ogni tentativo di manipolare la verità. Ma ogni terza parte ha pro e contro. Può iniziare a imporre i propri controlli, può richiedere commissioni in maniera arbitraria – e in casi estremi, può essere suscettibile di essere essa stessa manipolata!

Esiste allora un modo migliore per tutelare le transazioni economiche in modo che rimangano visibili in ogni momento a tutti i soggetti coinvolti e non possano mai essere manipolate o cambiate? E dove ad un soggetto con cattive intenzioni risulti impossibile creare una realtà alternativa o falsa?

Si, esiste: è la blockchain.

Pensate ad una transazione in cui un costoso pezzo d’arte – diciamo un quadro di Fontana – stia cambiando di mano. Il venditore sostiene di aver acquistato il dipinto da un’altra persona diversi anni fa. Ma qual’è la garanzia che lui abbia effettivamente acquistato il dipinto originale come rivendicato e non stia cercando di rifilarci una contraffazione per un enorme profitto? Non disponiamo di informazioni che possano farci fidare di lui, né di informazioni attendibili sulla transazione originale – l’acquisto del dipinto – che ha avuto luogo anni fa. Potremmo decidere di utilizzare i servizi di un curatore che garantisca che il venditore abbia effettivamente acquistato l’originale. Ma che succede se il venditore ed il curatore agiscono insieme per truffarci?

Se invece ci fosse una registrazione aperta, pubblica e affidabile per l’acquisto del dipinto fatto dal venditore, un record che non possa mai essere cambiato, e ci fosse una firma o timbro che certifichi la transazione con cui il venditore ha acquistato il dipinto originale, potremmo utilizzarlo per verificare ed essere certi che stiamo comprando davvero l’originale.

Quel record aperto, pubblico, affidabile e firmato, nel mondo digitale è la blockchain.

La blockchain è una catena di blocchi con ogni blocco che contiene i record delle transazioni che avvengono tra peers, i punti di una rete, proprio come l’esempio di cui sopra. Le operazioni stesse sono collegate alla transazione precedente attraverso un sistema di hash crittografici, equivalente alla firma menzionata in precedenza. I blocchi vengono aggiunti in sequenza man mano che le operazioni avvengono, rendendo la blockchain un record della storia delle transazioni. Ogni transazione che avviene su una rete blockchain, è visibile a tutte le parti della rete e ciascuna è in grado di verificare la validità della transazione.

La bellezza del blockchain risiede nel fatto che la blockchain non è gestita da un organismo centrale. Ogni punto sulla rete può creare la propria copia della blockchain e aggiungervi nuovi blocchi che vengono poi ritrasmessi. Ma come è possibile sincronizzare le blockchains detenute da ciascun peer? E come è possibile verificare che non siano state manomesse?

Qui entrano in gioco i  miners (minatori). I miners sono entità sulla rete che competono tra di loro (a fronte di un incentivo economico per la blockchain dei bitcoin) per essere i primi a confermare o certificare una serie di transazioni che sono state raccolte in un periodo di tempo definito e trasmesse sulla rete. Lo fanno per risolvere un complesso puzzle chiamato proof of work (dimostrazione di funzionamento). Il miner vincente conferma il blocco imprimendogli una firma crittografica chiamata hash. Questo hash viene creato crittografando non solo il contenuto del blocco corrente, ma anche l’hash del blocco precedente, e aggiungendolo alla catena. Ciò equivale a sigillare il blocco in modo che la minima variazione di quel blocco o di quelli precedenti sia facilmente rilevabile da chiunque sulla rete.

Il blocco trasmesso dal miner vincente è aggiunto da tutti gli utenti della rete per le proprie blockchains, e in questo modo tutte le transazioni sono scritte nella storia, nei record aperti e pubblici. Ogni volta che una parte della rete vuole confrontare o controllare che abbia la giusta versione della blockchain, tutto quello che deve fare è verificare l’hash del blocco più recente con le blockchains dei peer ad essa collegati. Se la maggioranza degli hash sono gli stessi, sa di avere la blockchain corretta.

A questo punto è chiaro come la blockchain riunisca quell’insieme di funzionalità che volevamo – un record pubblico ed immutabile, oltre che aperto, della storia delle transazioni, in cui ogni transazione ha una firma che può essere facilmente verificata – in modo da creare una catena di transazioni estremamente difficile da manipolare.

Allora, come la volete la vostra blockchain? Va bene mauve o preferite un altro colore?